Dall'Università di Genova una nuova tecnica per smaltire l'amianto

15/12/2015

E' risaputo che uno dei freni alla bonifica del territorio nazionale dall'amianto e dai suoi composti, in primis l'eternit, è dovuta agli alti costi dello smaltimento di questi materiali. Alti costi dovuti anche alla scarsezza nel nostro Paese di discariche atte a ricevere rifiuti contenenti amianto. Al riguardo si è calcolato che lo smaltimento di una tonnellata di materiali contenenti amianto in discarica, viene a costare in media 1500 Euro, comprensivi dell'incapsulamento dei rifiuti e del trasporto in discarica. Una cifra comunque notevole, soprattutto se messa in relazione con le circa 32 milioni di tonnellate di amianto e composti ancora presenti sul nostro territorio e da mettere prima o poi in sicurezza.

Le discariche hanno inoltre il problema di non eliminare realmente l'amianto ma solo di conservarlo in maniera tale che rimanga isolato dall'ambiente esterno alla discarica stessa. Per queste ragioni negli anni si sono cercati dei modi di smaltimento alternativi, che fossero più economici e che riuscissero davvero ad eliminare l'amianto. Il più utilizzato di questi è la tecnica del plasma, che consiste nel riscaldare con apposite torce l'amianto, fino a che raggiunga una temperatura che ne comporta la trasformazione in un'altra sostanza, del tutto innocua. Tale processo benché efficace è però molto costoso a causa delle grandi quantità di energia richieste.

Per questo è molto interessante il progetto che un gruppo di ricercatori dell'Università di Genova sta portando avanti. Il progetto, cofinanziato dalla stessa Università, dalla Comunità Europea e da due aziende, la Telerobot Labs di Genova e la Vico di Cairo Montenotte, consiste in una particolare tecnica che permette di trasformare l'amianto in una sostanza innocua, sempre grazie alle altissime temperature raggiunte.

La particolarità della tecnica è però quella di utilizzare, al posto delle tradizionali fonti di energia, dell'ossido di ferro, la comune ruggine, e del magnesio. Tali elementi vengono miscelati assieme all'amianto, dopo di che viene innestata una reazione termica grazie a una normale fiamma ossidrica. La reazione si propaga poi per tutta la massa del materiale che raggiunge le alte temperature che lo trasformano appunto in una sostanza differente e non più pericolosa. Interessante sottolineare che la tecnica dell'uso di ossido di ferro e magnesio non è stata inventata dai suddetti ricercatori, i quali l'hanno invece ripresa, perfezionandola e adattandola, da quello che già si faceva un secolo prima per raggiungere alte temperature con energia a basso costo, ad esempio per saldare i binari delle grandi ferrovie.

La differenza essenziale con la soluzione del plasma, a parte questioni tecniche, sono i bassi costi della soluzione proposta dai ricercatori di Genova. Magnesio e ossido di ferro sono infatti elementi economici e facilmente reperibili mentre la quantità di energia impiegata per innestare la reazione è irrisoria. Ci sono quindi ottime ragioni per credere che questa soluzione possa uscire dai laboratori dell'Università per essere man mano adottata su grande scala e contribuire a recuperare almeno un po' del grande ritardo sulla strada della completa eliminazione dell'amianto dal nostro territorio.