L'Italia tra eternit, amianto e altri veleni

Discarica di eternit/amianto

Abbiamo già altre volte accennato in altri articoli di quanto poco felice fosse la situazione italiana riguardo alla bonifica e smaltimento dell'eternit e dell'amianto, riportando ad esempio che sono ancora 30 milioni le tonnellate di materiali contenenti amianto da smaltire e 100 milioni i metri quadri di eternit.

Dati del genere assumono un significato più preciso e anche preoccupante alla luce del rapporto del ministero dell'ambiente sulle zone a maggiore pericolo per rifiuti tossici (non solo amianto) del nostro paese aggiornato al 31 Dicembre 2013. Tale rapporto prende in esame 57 zone ad alto rischio, distribuite da nord a sud su tutto il territorio italiano attraverso lunga serie di dati. Dati che essenzialmente raccontano quanto lo stato e le amministrazioni locali, nei 14 anni da quando tali zone sono state ufficialmente considerate ad alto rischio, sono riuscite a concludere riguardo al problema.

Ma sarebbe più corretto dire "riuscite a non concludere", perché il primo dato che sembra apparire da tutti i numeri disponibili, è che burocrati, politici locali ed enti governativi, in tutto questo tempo non sono riusciti a concludere molto. Le 1531 riunioni di amministratori locali ed esperti vari hanno prodotto qualcosa come più di 23.000 documenti dedicati ad azioni preventive, studi sul livello di inquinamento, progetti di bonifica e così via.

Quello che però sembra mancare sono proprio i veri interventi di messa in sicurezza delle zone a rischio. Gli studi preventivi, che dovevano portare alla bonifica delle zone in questione, non sono stati seguiti dallo step successivo, l'appalto dei lavori alle aziende di bonifica e smaltimento. E dove questo step si è effettuato, i lavori spesso non sono neppure iniziati. E così sono molte, troppe, le zone che ancora attendono la necessaria bonifica.

Al riguardo basti pensare che nella sola zona di Taranto, gli ettari "a rischio" sono ben 4383 e che solo su 633 di essi sono avvenuti regolari controlli. Oppure che in quella di Brindisi ci sono quasi 6000 ettari segnalati come pericolosi, dei quali solo 547 sono stati messi in sicurezza.

Come si vede la situazione è piuttosto preoccupante, in particolare se si considera che la superficie totale del territorio italiano delle zone "avvelenate" da vari tipi di sostanze tossiche o pericolose, tra cui anche l'amianto, ammonta a qualcosa come 160 mila ettari. Che chiaramente non comprendono la grande moltitudine di piccole e microscopiche zone contaminate, quali ad esempio le piccole discariche abusive o le migliaia di edifici contenenti eternit o amianto. Il dato quindi è sottostimato, per questo la situazione complessiva della salute del nostro territorio è qualcosa che richiede la massima attenzione.

Data la difficoltà della politica e dell'apparato burocratico a intervenire in maniera efficace, saranno sempre più i cittadini e le varie associazioni ambientaliste a dover fare pressione, in ogni modo lecito, sulle autorità statali e locali, affinché gli interventi necessari siano man mano iniziati, portati avanti e finiti. E dovranno essere sempre più i cittadini a poter controllare, in maniera trasparente, il tempo e i fondi spesi dalle varie amministrazioni, nei lavori di studio su vari interventi e nei relativi appalti. Per questo i cittadini dovranno sempre più pretendere la massima accessibilità a tutti questi dati e la massima chiarezza e trasparenza in tutte le decisioni e procedure riguardanti gli interventi di messa in sicurezza.